Punta Milano (m.2610) - via Ho Chi Min

Punta Milano (m.2610) - via Ho Chi Min

Dettagli

  • Accesso stradale: dalla statale che da Colico porta a Sondrio, superato il centro abitato di Morbegno, svoltare a sinistra all'altezza di un ponte in cemento a tre arcate e seguire le indicazioni per S.Martino in Val Masino. Oltrepassato il centro del paese, prendere una traversa verso sinistra seguendo i cartelli per Bagni di Masino. Da quì parcheggiare ove possibile.
  • Avvicinamento: seguire le indicazioni per il rifugio Omio (2h15).
    Giunti quì seguire le indicazioni per il rifugio Gianetti. Sul sentiero (a circa mezz'ora dal rifugio) si trova un enorme sasso sul quale è visibilmente indicata la direzione per il passo dell'Oro. Risalendo il ripidissimo pendio si giunge alla base della Punta Milano. (1h30 dal rifugio Omio)
  • Attacco: la via inizia a destra dell'evidente placca basale.
  • Discesa: dall'ultima sosta di calata (spit, due chiodi) si getta la prima doppia lungo l'ultimo tiro. Da qui (spit con maglia rapida) ci si cala prevalentemente nel vuoto per circa 50 metri lungo la verticale, giungendo al terrazzino del secondo tiro. L'ultima calata (tre chiodi) porta direttamente sulla placconata alla base della struttura. Verificare lo stato dei cordoni di sosta.
    Secondo la bibliografia è possibile calarsi anche lungo la via normale, ma non abbiamo verificato tale opportunità.
  • Difficoltà: max IV+.
  • Sviluppo: 5 lunghezze, per circa 200 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: la via è parzialmente spittata ma prevalentemente si trovano vecchi chiodi, anche in corrispondenza delle soste. Queste ultime sono per lo più composte da uno spit abbinato ad un vecchio chiodo. Consigliato portare cordoni da abbandono per sostituire quelli presenti durante le calate! Chiodi da ribattere, consigliati friends (misure medie).
  • Esposizione: est.
  • Tipo di roccia: granito.
  • Periodo consigliato: primavera-estate.
  • Tempo salita: 1h30.
  • Primi salitori: R.Guasco, A. Parini, 1936; poi ripresa e così chiamata (dato che Ho Chi Min nel '36 non era ancora un personaggio noto...) da A.Boscacci e B.Nani nel 1974.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Sertori M., Lisignoli G., disegni di Pinotti E., Solo Granito, Edizioni Versante Sud, 2007
    • Maspes G., Miotti G., Masino Bregaglia Disgrazia, Guide dalla Guide, 1996 (schizzo generico e indicazioni sommarie)
  • Cartografia:
    • Valmasino, Carta Escursionistica, ERSAF - Scala 1:25.000
    • Meridiani Montagne, Pizzo Badile, scala 1:40.000
    • Kompass, foglio 92, Chiavenna - Val Bregaglia, scala 1:50.000
  • Relazione
  • Lunghezza 1, IV+, circa 30 metri: dalla base della parete risalire il primo muretto fino ad un evidente terrazzino. Quì c'era un chiodo: appena ne testo la tenuta esce dalla fessura. Salire il camino sovrastante (due spit e un chiodo) al cui termine è presente una sosta a chiodi vecchi sulla quale ci fermiamo. Consigliamo di risalire per ancora qualche metro fino a trovare un'altra sosta (chiodi vecchi) posta su un comodo terrazzino erboso. Attenzione al tratto (5 m di traverso) che va dalla sosta da noi utilizzata a quella successiva: la presenza di erba rende il percorso scivoloso!
  • Lunghezza 2, II, circa 30 metri: proseguire seguendo il terrazzino erboso che porta alla base della placca posta al centro della struttura. Attenzione ai ciuffi d'erba che fanno scivolare. (uno spit)
  • Lunghezza 3, IV, circa 40 metri: dalla sosta risalire la placca fino ad incontrare un chiodo vecchio. Risalire obliquando verso sinistra puntando ad una clessidra evidente. Lungo il tiro è possibile vedere un altro chiodo vecchio e un nut di legno con cordino incastrato in una fessura (!) che portano fuori via. La sosta successiva (tre chiodi) si trova al termine del traverso delicato.
  • Lunghezza 4, IV, circa 30 metri: risalire il muretto andando verso destra (faccia a monte), entrando in un canale che porta al tiro successivo. Due spit (evitabili, in quanto portano sul difficile). La sosta successiva è su spit e spuntone ed è posta al di là di un camino leggermente strapiombante alla cui base ci sono due chiodi vecchi sui quali si può eventualmente sostare.
  • Lunghezza 5, III, IV, circa 40 metri: tiro terminale, risalire il canale di sfasciumi fino alla placconata finale. Gli spit presenti seguono una linea che può essere evitata ricercandone una più semplice. Ottime possibilità di integrazione fino alla cima dove si sosta e si può finalmente gustare il magnifico panorama sulla Val Codera.
  • Note: via molto gradevole, le difficoltà sono principalmente concentrate nel primo tiro, parzialmente da attrezzare. Il lungo e faticoso avvicinamento fa sì che ci siano pochissime ripetizione della via che, a nostro parere, merita di essere scalata per la roccia ottima (dal libro del rifugio Omio la nostra figurava come prima ripetizione dall'estate 2006). Per non rendere troppo faticoso l'avvicinamento consigliamo di non affrontare la via in giornata, dopo la nostra ripetizione abbiamo pernottato al rifugio Omio per poi dirigerci il giorno seguente al Rifugio Gianetti (3h30) ed effettuare altre salite (Punta Sertori, via Spigolo Marimonti).
  • Aggiornamento: relazione a cura di Mauro Luinetti & Matteo Colombo, Luglio 2007.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.