Trotzigplanggstock (m.2954) - via Cresta Sud
Dettagli
- Accesso stradale: proveniendo dall'Italia superare la galleria del Gottardo e proseguire alcuni chilometri fino all'uscita di Wassen. Da qui seguire per una quindicina di chilometri le indicazioni per il Sustenpass, arrivando (prima del passo) al "Sustenbruggli": un ristoro piazzato sul lato destro della strada, in corrispondenza del punto da cui parte il sentiero per il rifugio Sustlihutte. Possibilità di parcheggio poco prima e poco dopo il Sustenbruggli.
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Avvicinamento:
imboccare il sentiero che parte dal lato destro del ristoro e salire per sentiero alla Sustlihutte (circa 0h40). Dalla Sustlihutte (a sinistra rispetto alla direzione da cui si arriva alla capanna) si imbocca un sentiero ben tracciato, segnato con strisce bianche e blu, e lo si segue, attraversando alcuni nevai (che possono essere di neve molto dura, prestare attenzione), fino ad un bivio segnalato da vistose scritte su massi. Indicazioni verso sinistra per "Grassen", verso destra per "Trotzig": seguire queste ultime. Si risale quindi una morena, sempre per sentiero segnato, fino all'inizio di un nevaio, a tratti ripido e gelato al mattino, che si risale direttamente al centro fino ad una netta forcella.
Volendo è possibile lasciare eventuale materiale (ramponi, picozze, zaini) alla forcella, poichè la via di discesa riconduce praticamente al punto di attacco (si scendono le rocce che costeggiano la cresta, ben visibili a sinistra della forcella). (2h00, dall'auto, procedendo di buon passo) - Discesa: dalla cima si scende inizialmente per tracce di sentiero e roccette in direzione sud, più o meno parallelamente alla cresta di salita. Il percorso è segnalato da frecce e segni rossi, in certi casi poco visibili e da qualche ometto. Lungo la discesa due doppie di circa 30 metri: la guida segnalava tre doppie ma una non l'abbiamo trovata. Scendendo, a fronte di vari canali, ci si tiene solitamente verso sinistra, cioè verso la cresta. In ogni caso cercare le strisce indicatrici di vernice rossa. (0h30 per tornare fino all'attacco della cresta)
- Difficoltà: max 4b.
- Sviluppo: 11 lunghezze, per circa 200 metri di dislivello e 300 di sviluppo.
- Attrezzatura: via ben attrezzata a spit (tranne la prima lunghezza), soste di solito attrezzate con due spit da collegare. Alcune soste sono da attrezzare su spuntoni. Consigliati nut/friend di varia misura e cordini. L'ultima parte dell'avvicinamento risale un nevaio non molto ripido ma che al mattino può essere di neve gelata: consigliati ramponi e picozza (e/o bastoncini). Qualche nevaio anche nel primo tratto di sentiero dopo il rifugio: prestare attenzione.
- Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: estate avanzata, inizio dell'autunno.
- Tempo salita: 3h00.
- Riferimenti bibliografici: von Känel, Jürg, Plaisir Ost, Edition Filidor, 1999
- Relazione
- Lunghezza 1, 3c: dalla forcella risalire, meglio se già attrezzati, le rocce sul lato sinistro della cresta, seguendo alcuni segni rossi fino ad un ripiano: da quì, verso sinistra, si imbocca un'ampia rampa, limitata a destra da una parete. Risalire la rampa, che diviene salendo più ripida, e si trasforma man mano in un canalone. Uscire dalla rampa e attrezzare una sosta su spuntoni (poco agevole, poichè gli spuntoni sono più che altro delle lame verticali). In questo primo tratto un chiodo di passaggio. Il tiro è abbastanza lungo, ma dipende dal punto esatto in cui viene iniziato, poichè la parte iniziale è di roccette molto semplici. Eventualmente si potrebbe spezzare la lunghezza sul ripiano all'inizio della rampa, con una sosta da attrezzare.
- Lunghezza 2, 3c: per tracce di sentiero fino all'inizio di un tratto di cresta molto fessurato sulla destra. Eventualmente si può stare un po' sulla sinistra, più facile ma meno bello. Si segue il filo fino ad un risalto verticale che si supera seguendo una specie di diedrino (chiodo) poi dritto o leggermente a sinistra. Sosta su due spit. In questa lunghezza compaiono i primi spit della via, intercalati da qualche vecchio chiodo.
- Lunghezza 3, 4a: lungo tiro caratterizzato da vari saliscendi: la via rimane tendenzialmente in cresta, superando vari torrioni, anche se, volendo, in più punti sarebbe possibile semplificarla scendendo dal filo di cresta vero e proprio. Particolarmente scenografico l'ultimo torrione, da cui il secondo sbuca in grande esposizione.
- Lunghezza 4, 3b: proseguire leggermente a sinistra del filo di cresta e poi per rocce più abbattute e semplici fino ad una selletta di sosta, alla base di un torrione preceduto da una lama.
- Lunghezza 5, 3b: proseguire leggermente a sinistra del filo di cresta. Segue un tratto in discesa, poi un breve tratto di cresta molto affilato che si supera con le mani sul filo e i piedi in opposizione. Sosta alla base di un torrione con spit in placca ben visibili.
- Lunghezza 6, 4b: tiro magnifico ed esposto, che porta a risalire l'evidente torrione. Si sale inizialmente per una rampa larga un metro dapprima verso destra, poi direttamente sul filo di cresta. Ben chiodata e più semplice di quanto sembri (appigli ed appoggi non immediatamente visibili). Ci si porta poi sul lato sinistro della cresta e si sale di alcuni metri in piena parete (appoggi piccoli ma netti) fino a tornare, in grande esposizione, sul filo di cresta, affilato ma interrotto da netti gradoni, che consentono di salire in cima allo spuntone. Da qui, portandosi sul versante destro rispetto al senso di salita, si traversa orizzontalmente fino alla comoda sosta da attrezzare su due spit dietro un grosso blocco.
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Lunghezza 7, 3c:
delicata lunghezza, non difficile, ma in discesa... Dal blocco di sosta si scende (girati!) esattamente lungo il filo di cresta (spit) e poi alla sua destra rispetto alla direzione in cui si procede. Sosta alla sella da cui, secondo la relazione che abbiamo seguito, dovrebbe essere possibile, in caso di necessità, scendere verso sinistra, con una doppia e poi per tracce di sentiero fino a riprenedere il normale itinerario di discesa dalla cresta.
Eventualmente, abbandonando un cordino, si potrebbe attrezzare una doppia per effettuare più agevolmente questa lunghezza. - Lunghezza 8, 4a: dalla sosta in verticale, per roccia molto ruvida: spit e grosse lame, non visibili dal basso, che consentono di salire agevolmente, passando leggermente a destra. Più sopra si sale su una placca (eventualmente spostandosi verso lo spigolo a destra, anzichè salire direttamente sopra lo spit).
- Lunghezza 9, 3c: proseguire a sinistra dello spigolo per rocce rotte, ritornando poi verso lo spigolo a destra (spit) o rimanendo a sinistra (grosso dado incastrato). Più sopra la cresta volge poi a sinistra. Sosta sulla cima di uno speroncino.
- Lunghezza 10, 3b: proseguire per cresta, dapprima con un passo in discesa, poi seguendo il filo piuttosto frastagliato, ma semplice.
- Lunghezza 11, 3a: si segue la cresta adesso orizzontale fino alle ultime rampe sotto la cima, che si superano fino a sostare su massi. Dieci metri più in là sulla vetta vera e propria, una scatola di latta contiene il libro di via.
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Note:
la descrizione della via è in qualche punto un po' generica, data la notevole varietà di passaggi: alcuni tiri hanno della caratteristiche particolari, altri sono in realtà un divertente e continuo saliscendi, difficilmente descrivibile in dettaglio. La buona chiodatura suggerisce comunque in parecchi punti il percorso da seguire.
A vederla la cresta non sembra molto definita, ed il primo tiro non è molto entusiasmante, ma salendo migliora decisamente, e presenta dei tratti magnifici ed esposti. L'ambiente, decisamente di alta montagna (ampio ghiacciaio a destra della cresta) è magnifico, e verso nord-ovest sono visibili montagne di roccia differente (calcare). Merita anche solo per l'ambiente.
Nota per principianti: le difficoltà della via sono abbastanza contenute, e, tranne il primo tiro, la via è abbastanza chiodata a spit, che suggeriscono il percorso da seguire. In ogni caso è possibile integrare le protezioni. Alcuni tratti sono, benchè semplici, piuttosto esposti, e richiedono cambi di versanti e saliscendi: è quindi necessaria un po' di abitudine, e anche la discesa non è elementare. Si sconsiglia quindi la cresta come una delle prime esperienze, mentre può essere interessante dopo altre salite analoghe, come per esempio la cresta sud dell'Hochschijen. - Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 25 luglio 2004.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.