Zucco dell'Angelone (m.1165) - via Foto di gruppo con signorine
Dettagli
- Accesso stradale: da Barzio (Lecco) raggiungere in auto la funivia per i Piani di Bobbio, parcheggiando nell'ampio piazzale (strapieno in inverno, con neve, quando sono in funzione gli impianti dei Piani di Bobbio).
- Avvicinamento: scendere in fondo al parcheggio e inoltrarsi nel bosco verso destra per sentiero (indicazioni per l'accesso alle palestre dell'Angelone). Al primo bivio salire verso destra, seguendo le indicazioni per il Terzo Sperone. Salire per ripido sentiero, superare un breve saltino (catena e gradini metallici) e passare quindi alla base del Primo Sperone. Continuare a seguire il sentiero, che scende brevemente, risale (catena) e prosegue a mezzacosta (non salire a destra), a tratti nel bosco. Da ultimo scendere un breve tratto un po' ripido (catena) e aggirare uno sperone arrivando alla base del Terzo Sperone, ben riconoscibile per una netta lama ad arco che sale da destra, e che costituisce la prima lunghezza della via. (0h20)
- Discesa: a corde doppie: 4x25 o 2x50.
- Difficoltà: 5c e A0 (6a+, un passo).
- Sviluppo: 4 lunghezze per circa 90 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: buona, a fittoni resinati, non sempre ravvicinati, utili un paio di cordini. Soste attrezzate con catene ed anelli di calata. Casco vivamente consigliabile.
- Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: calcare.
- Periodo consigliato: via percorribile tutto l'anno, ma sconsigliata d'estate.
- Tempo salita: 1h30.
- Primi salitori: Andrea e Monica Savonitto, Umberto Villotta e Monica Mazzucchi, Alessandro Gogna e Delia Colombo, 1980
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Riferimenti bibliografici:
- Savonitto A., La Chiusa della Valsassina, 1999
- Corti P., Arrampicate sportive e moderne fra Lecco e Como, Edizioni Versante Sud, 2001
- Buzzoni P., Pesci E., Lario Rock Pareti, Edizioni Versante Sud, 2011
- Cartografia: Kompass n° 105 - Lecco Valle Brembana
- Relazione
- Lunghezza 1, 4c, 25 metri: dallo spiazzo alla base del Terzo Sperone salire verso destra per rocce semplici, ed attaccare poi la lama, verticale, che si sale con bei movimenti, in parte in dulfer. Più sopra la lama (che è aperta verso il basso) piega verso sinistra, imponendo alcuni delicati movimenti in traverso (valutare la possibilità di aggiungere un cordino su una pianta secca e precaria prima del traverso) per risalire poi verticalmente per alcuni metri fino alla sosta.
- Lunghezza 2, 4b, 20 metri: dalla sosta salire obliquamente a sinistra e poi dritti, raccordando buchi e lame (da sinistra sale un'altra fila di resinati, con difficoltà analoghe) fino alla sosta (poco prima si può eventualmente aggiungere un cordino in una clessidra, poichè l'ultimo fittone è abbastanza lontano).
- Lunghezza 3, 5a, 20 metri: salire per placca appoggiata, ma delicata, e con chiodatura un po' lunga, fino ad una netta impennata, che si sale inizialmente verso sinistra (fittone) rimontare una bella fessura, traversare verso destra e proseguire per placca appigliata fino in sosta.
- Lunghezza 4, 5c e A0 (6a+, passo), oppure variante di 5a, 25 metri: da qui esistono due possibilità: con difficoltà di 5a è possibile salire a traversare obliquamente verso destra, uscendo sullo spigolo che rappresenta l'ultima lunghezza della vicina via Ortofresco (non difficile ma esposto ed arioso). Oppure si sale dritti: un paio di metri semplici fino alla base di un muro verticale con un passo singolo di 6b+ (microappoggio a sinistra, che permette di raggiungere una maniglia ancora più a sinistra), parzialmente azzerabile. Da qui si prosegue su roccia più appigliata entrando parzialmente in un diedro da cui uscire a sinistra (movimento atletico, ma su grossi appigli) e proseguire per lame via via più semplici fino in sosta.
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Note:
se ci si limita alle prime due lunghezze il percorso è consigliabile anche a principianti con un po' di esperienza: le protezioni sono buone anche se non ravvicinate. Specialmente la prima lunghezza può rappresentare poi un bell'esercizio, per chi abbia aspirazioni alpinistiche, se ripetuta proteggendosi esclusivamente con dadi e friend medio/grossi.
In presenza di altre cordate si sconsiglia la sosta alla base della via, data la presenza di qualche sasso mobile.
Molto consigliabile il concatenamento con la via Gli schiavi della pietra al Quarto Sperone. - Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 30 gennaio 2005. Revisione e foto a cura di Simone Rossin e Lorenzo Farina da una ripetizione del 14 marzo 2015, concatenata con la via Gli schiavi della pietra al Quarto Sperone.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.